Ogm,
chi autorizza chi?
Storia del mais Mon863
Il ruolo dell’agenzia alimentare europea e il problema della
ricerca indipendente.
La vicenda è esplosa improvisa a fine maggio. A scoprire
la pentola una delle più importanti testate britanniche "The
Indipendent", che pubblica stralci di uno studio della multinazionale
biotech Monsanto, da cui emerge come il mais geneticamente modificato
Mon863 possa avere impatti negativi sulla salute. I test di laboratorio
avrebbero infatti evidenziato danni e anomalie tra i ratti usati
come cavie. Subito si è parlato di dati che la Monsanto
avrebbe tenuto nascosti alle autorità competenti. Ma in
realtà la situazione è più complicata. Come
ci spiega Gloria Adduci, chimica dell'Osservatorio Agrobiotecnologie
del Consiglio dei Diritti Genetici, "i dati di cui si parla
facevano tutti parte del dossier che la Monsanto aveva presentato
all'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, l'EFSA,
per ottenere la doppia autorizzazione alla commercializzazione
del Mon863, per uso alimelitare umano e animale e per l'immissione
nell'ambiente". Ebbene, anche se per ragioni di tutela commerciale
il dossier della Monsanto non poteva essere reso integralmente
pubblico, l'EFSA lo aveva tutto davanti e, nonostante i problemi
emersi, ha deciso di esprimere parere favorevole. "Sì -
prosegue Adduci - l'aspetto più delicato di questa vicenda è proprio
che, nonostante le risultanze delle indagini, che non portano a
risultati conclusivi sulla sicurezza alimentare del prodotto, si
sia ritenuto opportuno dare un parere positivo. E' da notare che
il via libera dell' EFSA è arrivato dopo che le autorità competenti
di stati membri come Francia e Germania avevano mosso dubbi sulla
sicurezza del Mon863".
Ma quali sono i problemi emersi tra i ratti alimentati con il Mais863? "C'erano
significative differenze nel numero di globuli bianchi, poi c'erano
anomalie in altri parametri delle cellule del sangue (linfociti,
granulociti...), nel peso e nella struttura dei reni ed anche lesioni
ad organi vitali come fegato e stomaco". Differenze statisticamente
significative che la Monsanto aveva ritenuto rientrassero "nella
normale variabilità biologica". Queste considerazioni
rimandano alla vicenda di Arpad Pusztai, ricercatore del prestigioso
Rowett Reaserch Institute di Aberdeen, che, nel 1988, aveva condotto
studi su ratti nutriti con patate transgeniche resistenti agli
insetti, rilevando malformazioni all'apparato gastrointestinale
degli animali.
Dal quadro emerge come uno dei nodi di fondo di tutto quanto ruota
attorno al problema degli Ogm sta nella necessità di promuovere
una ricerca pienamente autonoma, in grado dawero di tutelare l'interesse
collettivo e dei cittadini. "Il clamore suscitato dal caso
del Mon863 conferma la necessità e l'importanza di studi
indipendenti sui possibili impatti derivanti all'utilizzo di organismi
transgenici. Oggi le domande di autorizzazione presentate all'Unione
europea sono accompagnate da una imponente documentazione, che
però è prodotta dalla stessa ditta richiedente, in
questo caso la Monsanto. Considerato che il nuovo regolamento europeo
ha accentuato ancor di più il peso decisionale dell' EFSA,
a scapito delle Autorità nazionali, il tema merita ancor
più attenzione. Non a caso lo stesso governo italiano, attraverso
il ministro Alemanno, si è dichiarato insoddisfatto delle
risposte dell' EFSA e ha chiesto di rafforzare il suo ruolo "terzo".
Va ricordato che l' EFSA ha già espresso pareri favorevoli
anche su altre notifiche che presentavano, come quella del mais
Mon863, risultati non conclusivi sugli studi di alimentazione condotti
sugli animali, come è recentemente avvenuto per la richiesta
di autorizzazione relativa al mais 1507".
Ma cosa succederà ora del mais Mon863? "Intanto - spiega
Gloria Adduci - c'è da dire che questo mais è già autorizzato
in Europa come additivo per alimenti destinati all'uomo e agli
animali. Le richieste ancora in corso della Monsanto riguardano
invece la commercializzazione come alimento. In queste settimane
la Commissione europea dovrà decidere se dare il via libera.
C'è anche da segnalare che il tribunale di Colonia, in Germania,
il 10 giugno scorso, ha ordinato alla Monsanto di rendere pubblico
il rapporto integrale sul Mon863". Allo stato attuale (viste
le clamorose polemiche) appare difficile un sì della Commissione
europea."
Dunque un'opinione pubblica attenta è uno stimolo a evitare
che decisioni importanti, passino sotto silenzio. Ed è in
questo senso che va il lavoro che quotidianamente svolge il Consiglio
dei Diritti Genetici, che ha dato vita anche ad un Osservatorio
Agrobiotecnologie: "Cogliendo le opportunità offerte
dalle normative europee - conclude Adduci - che, nell'ambito dell'iter
autorizzativo per nuovi Ogm, prevedono la raccolta di 'commenti
ed opinioni dal pubblico. Noi chiediamo di avere accesso ai dati,
che rendiamo pubblici, e realizziamo dei rapporti analitici sulle
richieste presentate. In sostanza il nostro obiettivo non è di
essere pro o contro gli Ogm, ma di garantire che le decisioni siano
prese sulla base di regole trasparenti, di accertamenti seri e
con la massima partecipazione dei cittadini".
Per ulteriori informazioni: www.consigliodirittigenetici.org/agrobiotech
(Fonte Consumatori)